Numero 30/2020
22 Luglio 2020
Leggere le etichette delle birre artigianali: come interpretarle
Con questo breve articolo sulle birre artigianali concludiamo la “trilogia” dedicata alle etichette della birra e come leggerle e interpretarle.
A dire il vero per molto tempo, in Italia, è mancata perfino la definizione stessa di “birra artigianale” e chiunque poteva scrivere quello che voleva in etichetta. Con la legge del 28 luglio 2016 n. 154 si è finalmente colmato questo vuoto e viene fatta chiarezza, anche se non mancano certamente zone d’ombra.
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I capisaldi per poter definire una birra “artigianale” sono:
- L’assenza di microfiltrazione e pastorizzazione
- Le dimensioni del birrificio, in termini di ettolitri prodotti annualmente, che non devono essere superiori a 200 000
- L’indipendenza del birrificio, cioè il birrificio non dev’essere controllato da un altro di qualsiasi tipo, non deve operare sotto licenza altrui e deve avere impianti fisicamente distinti da qualsiasi altro
Quello che manca in questa legge è qualsiasi accenno alle materie prime, alla loro provenienza e qualità. Bere una birra definita “artigianale” non ci garantisce quindi da questo punto di vista, cioè sulla “qualità” di quanto stiamo bevendo. Per questo dobbiamo fare affidamento a quanto sappiamo sul birrificio stesso, alla sua storia e alla sua serietà. Altro punto che potrebbe dare luogo a problemi è che le beerfirm, che non hanno impianti propri, ma si appoggiano ad altri birrifici per la produzione, in via del tutto teorica non potrebbero definire la loro birra “artigianale”. Lasciamo però queste questioni di interpretazione e concentriamoci sulle etichette.
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Naturalmente anche i birrifici artigianali, per l’etichettatura dei loro prodotti, devono sottostare alla legge che stabilisce le indicazioni che abbiamo trattato negli articoli precedenti. Quindi tutto ciò che è obbligatorio per legge, dev’essere riportato. Però potranno apporre o l’indicazione “birrificio artigianale” o “birra artigianale”, a loro riservata. Quello che differenzia poi le etichette delle birre artigianali da quelle industriali sono poi le indicazioni in più che vengono generalmente apposte. Ad esempio l’indicazione dello stile, quasi sempre presente. C’è da notare che dopo la “rivoluzione birraria” recente anche le grandi case produttrici hanno sempre più spesso iniziato ad aggiungere il nome dello stile. Sono ormai passati (e per fortuna) i tempi della bionda, rossa o scura ! Oggigiorno sempre più spesso i consumatori sono in grado di capire la differenza tra una pils ed una helles, entrambe bionde, ma con profili di gusto differenti. Un’altra indicazione che spessissimo è presente sulle etichette delle birre artigianali è poi l’indicazione dell’IBU, cioè del grado di amaro, importante fattore che caratterizza una birra. Questa indicazione molto raramente è riportata sulle etichette industriali. E poi, per finire con leggerezza, avete visto quanto sono belle e colorate le etichette delle birre artigianali? Sembra che i designer si siano scatenati con la fantasia, tanto che è già bello il solo avere in mano una bottiglia di questo tipo, prima ancora di iniziare a berla!